I primi campanelli d’allarme per riconoscere l’Alzheimer

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La demenza di tipo Alzheimer è una dei tanti tipi di demenza, sicuramente la più conosciuta, la più comune e la più devastante.

Parliamo di una condizione lenta, degenerativa e progressiva dove all’inizio della malattia la persona è consapevole, si rende conto che il suo cervello sta perdendo terreno.

Difficilmente la demenza di tipo Alzheimer parte a più di 80 anni, infatti, spesso e volentieri la malattia parte molto prima a volte anche a 50 anni ed è per questo motivo che viene definita lenta perché progredisce lentamente ed inesorabilmente.

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non esiste nessun modo per fermarla ma numerosi studi di neuropsicologia hanno capito come riconoscere i primi campanelli d’allarme per arrivare il prima possibile a una diagnosi e come potenziare, attraverso specifici interventi neuro-cognitivi, le aree non ancora intaccate dalla malattia in modo tale da vicariare invece le aree del cervello danneggiate.
(Leggi anche Malattia di Alzheimer: consigli utili per i familiari).

In una prima fase il paziente ha i primi disturbi di memoria, soprattutto la memoria a breve termine, e, la consapevolezza di questi disturbi, determina reazioni di tipo ansioso o depressivo.

Successivamente vengono colpite altre capacità cognitive come:

  • l’orientamento
    non sanno più dove si trovano e iniziano a vagabondare,
  • le funzioni linguistiche
    ad esempio non riescono a capire il significato di ciò che viene detto loro, un po’ come se si trovassero di fronte ad una lingua straniera,
  • la percezione
    non sono in grado di riconoscere gli oggetti o i volti dei familiari,
  • l’attenzione
    non riescono a dirigere volontariamente la loro attenzione su un determinato stimolo.


In una fase ancora più avanzata
oltre alle funzioni cognitive vengono colpite le aree del cervello che controllano le emozioni dando origine a deliri e allucinazioni.

La fase finale viene chiamata vegetativa perché vengono intaccate le funzioni fisiologiche. Non si muore mai di Alzheimer ma si muore per una condizione patologica disfunzionale come può essere ad esempio un arresto cardiocircolatorio.

Dott. Roberto Re
Psicologo Clinico
Esperto in Ipnoterapia, Auricoloterapia e Psicosomatica

Categories: Demenze

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