Malattia di Alzheimer: consigli utili per i familiari

Pubblicato il

Uno dei segni patologici distintivi del morbo di Alzheimer è costituito dalla presenza di placche senili che si accumulano nel cervello all’esterno delle cellule.

placche-senili-alzheimer-dott-roberto-re-psicologo-clinico

Fattori genetici e ambientali (ad esempio esposizione a sostanze tossiche) possono giocare un ruolo importante.

In alcune forme esiste un fattore genetico predominante: mutazioni localizzate nel sito del cromosoma 21.

Questa localizzazione appare curiosa in quanto la malattia di Alzheimer si manifesta in quasi tutti gli individui affetti dalla Sindrome di Down che sopravvivono al di sopra dei 35 anni di età.
Inoltre l’aumento dell’età media di vita ha sicuramente aumentato l’incidenza di questa patologia.

In genere un paziente sospetto di soffrire di una qualche disfunzione del sistema nervoso viene inviato da un neurologo per una valutazione.

Spesso però ai normali esami neurologici sfuggono sottili cambiamenti delle funzioni emotive e intellettive che richiedono particolari competenze neuropsicologiche. (Leggi anche I primi campanelli d’allarme per riconoscere l’Alzheimer)

TEST NEUROPSICOLOGICI

I test neuropsicologici vengono prescritti sia per finalità diagnostiche, particolarmente nei casi in cui la TAC o l’elettroencefalogramma (EEG) e gli esami neurologici di routine abbiano dato risultati equivoci; sia per valutare l’efficacia di un trattamento; trattamento che deve essere il più possibile specifico ed individualizzato a seconda delle aree del cervello che non sono state ancora colpite dalla malattia e che necessitano di essere pertanto potenziate.

A questo punto è di fondamentale importanza istruire i familiari circa la sintomatologia che si troveranno di fronte e il probabile decorso della malattia, fornire loro quindi tutti gli strumenti necessari per poterla capire e potersi quindi interfacciare nella modalità e con il comportamento più indicato.

Questo passaggio è decisivo perché se il paziente viene gestito correttamente si può rallentare di molto il decorso ingravescente della patologia.

Generalmente possiamo dire che una delle funzioni cognitive che rimane più a lungo conservata è la memoria a lungo termine.
Le persone colpite vivono nella loro mente in un lontano passato, alcuni pensano di avere 30 o 40 anni e non riescono a riconoscersi in quel volto o in quel corpo.
Possono vagabondare e tornare in luoghi o posti che sono stati significativi per loro.

STRUMENTI UTILI PER COMUNICARE CON UN MALATO DI ALZHEIMER

Uno strumento concreto per poter aiutare i familiari a comunicare con i pazienti in modo efficace è il metodo del viaggio della mente.

Questo strumento permette ai familiari di tornare indietro nel tempo fino al periodo in cui si è fermata o installata la mente della persona Alzheimer in modo che possano parlare con lei di notizie ed eventi che possono essere comprese dalla persona ammalata sentendosi in tal modo capita nella sua realtà:

  • riprendere foto,
  • musiche,
  • altri oggetti di quel periodo
  • tappezzare la camera di ricordi

è un vero e proprio atto terapeutico.

Il luogo di vita non dovrebbe essere soggetto a troppi cambiamenti, chi vive in questa condizione fa difficoltà ad apprendere nuove cose quindi l’ambiente, come anche tutte le attività giornaliere, dovrebbero essere ben scadenzate e standardizzate senza troppi stravolgimenti.

È importante anche capire quali oggetti o rumori possono destabilizzare la persona Alzheimer scatenando magari una reazione di rabbia (gli specchi ad esempio andrebbero adeguatamente rimossi).

Un altro tipo di memoria a lungo termine che rimane a lungo conservata è la memoria per automatismi quindi le persone possono apprendere delle abilità come ad esempio mettersi un maglione attraverso molte centinaia di ripetizioni di specifiche sequenze motorie.
Certamente l’apprendimento ottenuto è meccanico e non consapevole però questa forma di riabilitazione consente di mantenere accese funzioni altrimenti spente, ritardando in tal modo un ulteriore decadimento.

Seppure non guaribile, alla luce di quanto detto possiamo trovare uno spazio di gestione della condizione che può ampliarsi sia grazie alla sperimentazione di nuovi farmaci, sia per gli interventi riabilitativi e psicologici specifici che tendono a ristrutturare le funzioni psichiche e a potenziare la serie di risorse residue ancora fruibili.

Dott. Roberto Re
Psicologo Clinico
Esperto in Ipnoterapia, Auricoloterapia e Psicosomatica

Categories: Demenze

Su questo sito Web utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file chiamati (cookie) sul tuo dispositivo.
I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione).
Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione.
Abilitando i cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy